Il popolo bergamasco ama da sempre il vino.

Questa lunga storia d’amore ha fondamenti antichi: già i romani coltivavano la vite sulle colline di Scanzo, arrivando addirittura ad erigere un tempio al dio Bacco nell’attuale borgo San Lorenzo come segno di buon auspicio in vista della vendemmia.

Raccolta dell’uva sulle colline di Scanzo

A causa delle invasioni barbariche, però, la viticoltura fu abbandonata e solo intorno all’anno 1200 vi fu un ritorno alla coltivazione della vite.

Infine, grazie all’insediamento dei frati Benedettini nella provincia bergamasca, verso la fine del XV secolo il culto della vigna fece un ulteriore balzo in avanti.

A causa della rivoluzione industriale e della conseguente industrializzazione del territorio, però, le coltivazioni furono nuovamente messe da parte; è solo nella seconda metà del ‘900 che un costante e rapido miglioramento rese il vino bergamasco un prodotto di grande successo apprezzato da molti consumatori.

Le zone di coltivazione della vite si estendono prevalentemente sulle colline della provincia, nelle immediate vicinanze della città di Bergamo: La D.O.C. Valcalepio, nelle versioni Valcalepio bianco e Valcalepio rosso, rappresenta la produzione più cospicua di vino, che vede utilizzati vitigni internazionali quali: Merlot e Cabernet Sauvignon per la vinificazione in rosso, Chardonnay e Pinot grigio per la produzione del bianco.

Vitigni Valcalepio DOC

Nella zona del Valcalepio sono presenti anche altri vitigni come la Schiava, il Cabernet, Pinot bianco, il Pinot grigio e molti altri che formano la I.G.T. Bergamasca e la I.G.T. Terre del Colleoni.

Ma il re indiscusso di questa terra è il Moscato di Scanzo. Un vino D.O.C.G. che forma la più piccola denominazione italiana. Prodotto utilizzando solo esclusivamente uve autoctone di Moscato di Scanzo al 100% coltivate nel solo comune di Scanzorosciate.

Si tratta di un vino passito dal colore rosso rubino, che sprigiona profumi di frutti rossi ed amarene fino ad arrivare alle spezie che persistono restando comunque delicati al naso.

Moscato di Scanzo, il re dei vini bergamaschi

Alla beva è dolce e gradevole, e richiama retrogusti di frutti di bosco, spezie e vaniglia. Il finale resta comunque amaricante e mandorlato, caratteristica peculiare di tutti i moscati.

Il titolo alcolemico è piuttosto elevato arrivando a circa 17%.

Vino di grande qualità, si presta all’invecchiamento.

Negli ultimi tempi il “nostro” Moscato di Scanzo è perfino partito alla conquista degli Stati Uniti, riuscendo a colpire gli esigenti winelovers americani.