È una lunga storia di famiglia quella di Caffè Milani che inizia nella bottega di Celestino Milani nel centro storico di Como, nel 1937.

Abilissimo mastro tostatore coinvolge nella sua passione il figlio Pierluigi Milani che trasforma la piccola caffetteria vicino al lago nella moderna azienda di Lipomo.

Qui, in un avveniristico spazio espositivo, inizia il nostro viaggio nell’affascinante mondo del caffè, tra passato e presente, una vera coffee experience all’insegna di grandi cru di caffè monorigine che si presentano col loro carattere unico fatto di profumo, corpo, acidità.

Etiopia, Kenia, Giamaica, Colombia, Guatemala, Portorico, Brasile, India, Indonesia, Papua, Galapagos, per ogni regione un caffè irripetibile.

Il nostro percorso dalla pianta alla tazzina comincia con la degustazione di un caffè Etiope, Sidamo, dal gusto speziato con accenni di rhum e cioccolato, un vero risveglio dei sensi per intensità di profumo, colore caldo, gusto deciso. La sensazione ci avvolge, richiama colonie lontane, clima tropicale, piantagioni verdissime, sacchi di iuta, donne intente alla raccolta.

Gli abiti

Lo spazio esposizione

La sceneggiatura museale di Paolo Zanzi, progettista e fotografo, ci sorprende con la simulazione di piantagioni in cui la pianta di caffè cresce all’ombra di alberi ad alto fusto. Il percorso è aperto, senza sensi unici per poterci muovere in libertà e calarci in un mondo esotico che coinvolge tutti i nostri sensi. Uomini e donne delle piantagioni e alberi delle specie Arabica e Robusta con i loro frutti, le drupe, a ciclo continuo. Alberi che riprendono la fioritura dopo ogni pioggia, liberi dal ciclo delle stagioni. È un piccolo miracolo che si ripete come quello della vita, ogni 9 mesi, il tempo di maturazione dal fiore al frutto. Il sole dei tropici essicca i chicchi che lasciano i loro paesi d’origine via mare per continuare la trasformazione nelle torrefazioni. Qui c’è il momento magico della miscelazione dei chicchi dei diversi cru per creare il giusto aroma che rende unico ogni caffè. C’è sempre una grande alchimia dietro una buona tazzina.

La parte più evocativa del viaggio tra luoghi, persone e strumenti inizia davanti alla serra di piante di Arabica dalle foglie lucidissime, espressione di un microcosmo che lentamente comincia a prendere forma. I coloratissimi abiti indossati dalle donne del Guatemala nei momenti di raccolta ci portano nel mondo reale: sono loro le grandi protagoniste della selezione delle drupe mature e della separazione dei chicchi verdi, lavoro che solo le donne sanno fare con grande precisione.

Sacchi di iuta

Luogo iconico è la rappresentazione del porto, punto di congiunzione tra i due mondi, quello della produzione e raccolta e quello della lavorazione. Qui i sacchi di iuta segnano il momento di passaggio dei chicchi selezionati e essiccati all’origine alla torrefazione, dopo un viaggio via mare. L’immagine di un passato fatto di mercanti che trasportano caffè sui grandi velieri non è poi così lontana.

Ci sorprende anche una piccola galleria fotografica con straordinarie immagini al microscopio di foglie e chicchi di caffè che ci apre le porte di un nuovo spazio. Come d’incanto riviviamo gli antichi rituali della cerimonia del caffè nell’atmosfera di una capanna etiope. La tostatura in pentola, la macinatura con il mokecha, la bollitura in acqua aromatizzata con polvere di zenzero nella jebena, un contenitore in terracotta. È un elogio alla lentezza per un rito slow di un epoca lontana.

Ci ridanno, invece, un senso di casa la nostalgica Napoletana e la fedele Moka, testimoni delle ultime evoluzioni prima di cialde e capsule per un caffè decisamente fast.

Le sette macchine d’epoca professionali

Preziose macchine professionali a vapore dei primi del ‘900, dove la mano del barista aveva un ruolo molto importante, ci consegnano una storia ricca di suggestioni. Da quelle a colonna con caldaia verticale antesignane del caffè espresso a quelle Art Decò e in stile littorio fino al razionalismo delle macchine a leva anni ’50 per fare una “crema caffè naturale” senza vapore.

Pezzi unici, di fattura ricercata, sono veri monumenti alla storia.

La collezione di tazzine

Grande fascino anche nella collezione delle 700 tazzine di caffè esposte in ordine alfabetico per marchio di torrefazione. L’intera raccolta, acquistata da una collezione privata, ne comprende oltre 6mila. Qui l’evoluzione del design e la grafica dei loghi segnano il passo coi tempi.

Grazie a Pierluigi Milani per questa esperienza unica che consigliamo di vivere in questo tempio del caffè dove in ogni angolo si respira la sua filosofia: “A chi, invece di bere un caffè in tutta fretta, si prende il tempo di assaporarlo e degustarlo. A loro vogliamo dedicare le nostre attenzioni, condividere i nostri segreti e la nostra passione”.

È possibile prenotare la visita al Caffè Milani ogni primo e terzo venerdì del mese dal sito www.caffemilani.it.

 

Servizio a cura di Marina Villa