Un’amicizia, prima ancora che un’avventura imprenditoriale. È quella che lega Alessandro Ortogni, laureato in scienze erboristiche e titolare di un’erboristeria a Castegnato in provincia di Brescia, e Andrea Corezzola, che in tasca ha invece una laurea in ingegneria ambientale. Sono loro gli ideatori di ZeroTrenta, un amaro digestivo interamente artigianale, chiamato così per richiamare il prefisso di Brescia (030) e i gradi dell’amaro (30).

Amici fraterni da sempre, Alessandro Ortogni e Andrea Corezzola hanno iniziato la loro avventura nel 2011 e, dopo un paio di anni di prove ed esperimenti, sono riusciti a creare un eccellente amaro.

La bontà di questo distillato è suggellata dalla medaglia d’oro del 2014, premio ricevuto all’Internationaler Spirituosen Wettbewerb (ISW) di Neustadt in Germania, un concorso internazionale di liquori e distillati.

Quando e come nasce Amaro Zerotrenta?
“Ci terrei a raccontare la nostra storia per come si evoluta in questi sei anni. Lo Zerotrenta – lo dico sempre a chi ce lo chiede – nasce da una forte e sincera amicizia tra me e Alessandro, compagni di pallone e di interminabili partite di ‘cicera bigia’ (la vostra “scopa” a carte, immagino) con le rispettive compagne. La percezione che entrambe le parti, ognuna per le proprie attitudini, avrebbero potuto realizzare un buon progetto c’è sempre stata ma l’amaro è nato quasi per scherzo tra una mano e l’altra al tavolo verde, assaporando amari e liquori di svariate (e dubbie) provenienze. Una sera Alessandro mi racconta della sua tesi di laurea improntata sui liquori amari e su una ricetta che con buona volontà e un ottimo professionista del settore avremmo potuto realizzare. Da qui si è partiti alla ricerca di un azienda che potesse gestire le nostre richieste, scontrandoci con un mercato che (in nome del dio denaro) sconsigliava l’utilizzo di ingredienti naturali o di tecniche particolarmente ardite. Abbiamo quindi virato su di una distilleria nel Trevigiano (Genziana Srl) nella quale abbiamo trovato Alessandro Carlassare con la sua professionalità, correttezza, educazione e soprattutto col desiderio di investire su una realtà giovane e sconosciuta… Ne è uscito un prodotto che a noi è parso subito ottimo e che potesse tranquillamente inserirsi sui banconi e nelle bottgilierie della stragrande maggioranza dei locali (dall’hotel a 5 stelle al bar di periferia) sul quale troviamo sempre gli stessi 5-10 liquori nazionali. Non è stato semplice, ma nei buchi di tempo concessi dalle famiglie e dai nostri impieghi (che manteniamo tutt’ora) abbiamo passato al setaccio la creme della ristorazione bresciana e per quanto ci è stato possibile li abbiamo conquistati e fidelizzati”.

E poi?
“A giugno 2014 siamo venuti a conoscenza di un concorso internazionale di distillati e liquori e abbiamo deciso di provarci. A Colonia, siamo stati premiati con una splendida medaglia d’oro mentre la nostra città ci ha concesso due paginoni sul nostro quotidiano principale; si può dire che da qui è iniziata la vera e propria avventura ZeroTrenta. Oggi Brescia a noi pare ‘conquistata’ e ci piacerebbe provare a volgere lo sguardo ad altre province, a chiunque abbia voglia di investire su un prodotto naturale, giovane e soprattutto buono”.

Il nome ZeroTrenta è un omaggio a Brescia?
“Sì. Nello ZeroTrenta si leggono i gradi alcolici, volutamente contenuti, del liquore, ma nella sua intera espressione è proprio l’omaggio a una altrettanto voluta brescianità, che va oltre la scelta di affidare
la diretta elaborazione ad una distilleria trevigiana”.

Quali sono le caratteristiche di questo liquore?
“Lo Zerotrenta nasce dall’idea di produrre un amaro digestivo e aperitivo mediante tecniche che rispettino le procedure di preparazione dei liquori amari così come indicano le antiche ricette, mantenendo le caratteristiche organolettiche dei macerati di erbe sfruttandone le proprietà digestive senza l’ausilio di esaltatori di sapore, aromi, conservanti, coloranti”.

Come viene preparato?
“Le tecniche di preparazione sono quelle a freddo, con la macerazione in soluzioni idroalcoliche [miscela di alcool (66%) e acqua (33%)] per un determinato periodo di tempo, percolazione in cilindro inox e filtrazione. Al termine della miscelazione dei macerati ottenuti vi è l’aggiunta di zucchero. Nel caso di Zerotrenta abbiamo preferito utilizzare anche estratto d’agave per la dolcificazione, considerato molto più salutare grazie al maggior grado di fruttosio rispetto al glucosio o più comunemente al saccarosio. Le erbe spontanee (alcune coltivate biologicamente) di Zerotrenta sono note per le loro proprietà benefiche. Il nostro opificio è il primo in Italia dotato di certificazione biologica”.

Il colore è 100% naturale, giusto?
“Esattamente. Il colore dell’amaro è quello conferito dagli estratti di erbe e non viene in alcun modo alterato, nemmeno dal caramello. I suoi aromi sono originali, non aggiungiamo esaltatori di sapore. Alla base di ZeroTrenta ci sono l’anice stellato, la genziana, la liquirizia e il rosmarino, che si fondono grazie ad un accorto utilizzo della presenze zuccherine e alcoliche”.

Il risultato?
“È un amaro moderno, senza pesantezze o tratti estremi, che si esprime con note eteree e leggermente balsamiche in un corpo rotondo ma non privo di freschezza, ideale a fine pasto in splendida solitudine ma capace di esprimersi insospettabilmente in compagnia di ghiaccio e dell’olio essenziale di un paio di zeste di limone, strizzate e poi fatte cadere nel bicchiere. Ne esiste anche una versione ancor più particolare, da meditazione, dove il corpo si arricchisce dell’aggiunta di poca grappa di Amarone e profumi, sapori, di una sosta in botti di legno”.

Come viene usato nella mixology? E in cucina?
“Quando abbiamo pensato di commercializzare l’amaro la nostra intenzione era quella di proporlo come digestivo, un liquore amaro con la peculiarità della completa naturalità ideale per il dopo pasto. Le erbe contenute si prestano bene anche come aperitivo. In sostanza, grazie alla nostra competenza erboristica e a causa della nostra scarsa conoscenza in ambito mixology, l’abbiamo formulato e pensato da gustare tal quale senza che ci passasse per la testa, forse ingenuamente, di utilizzarlo come ingrediente per la miscelazione dei cocktail. Attualmente tanti barman in realtà stanno utilizzando l’amaro come base di alcuni cocktails e noi ovviamnete ne siamo più che lusingati anche se preferiamo lasciare loro libero sfogo all’inventiva”.

Progetti futuri?
“Top secret, ma qualcosa bolle sempre in alambicco”.