Il fascino dell’antico Borgo Casarola e la tinaia secolare del castello Fracassetti che ha ospitato i viticoltori della Val Pontida sono stati una vera chicca all’interno del Tour del Gusto, evento enogastronomico promosso dalla Via Giovannea a Torre Dé Busi.

Si respira aria di storia in questo borgo vocato alla viticoltura sin dal Medioevo. È qui che si sono raccolti alcuni dei vigneron bergamaschi che nel 2018 hanno dato vita all’associazione Val Pontida, realtà locale molto attiva nel fare rete.

“Nell’associazione Val Pontida ci sono anche produttori che fanno parte del Consorzio Tutela Valcalepio – afferma Roberta Agnelli, delegata AIS Bergamo – che hanno fatto squadra con altri produttori più piccoli e indipendenti, impegnati a un’azione di autopromozione che sta dando ottimi risultati”.

L’associazione “Viticoltori Val Pontida” è nata all’inizio del 2019

Siamo nella zona più vicina al lecchese che raccoglie i viticoltori della Val Pontida che di recente hanno reintrodotto la vite là dove era già coltivata in un lontano passato grazie alla ricchezza del terreno collinare e alla forte escursione termica che conferiva, e conferisce, alle uve un grande pregio.

“I vitigni della Bergamasca – continua Roberta Agnelli – si estendono su un territorio che partendo da Pontida arriva da un lato fino al Lago d’Iseo e dall’altro alle sponde dell’Adda. Qui il terroir esprime tutte le sue potenzialità nella produzione di vitigni come Chardonnay e Incrocio Manzoni per i bianchi e Merlot e Cabernet per i rossi”.

Parte quindi da Pontida il nostro tour tra gli antichi tini del castello con l’Azienda Agricola Tosca. Ci lasciamo guidare dal suo titolare Marco Locatelli, vice presidente del Consorzio Tutela Valcalepio: “Abbiamo iniziato nel 2000 il reimpianto delle barbatelle sui terreni già vocati alla vite a circa 500 metri di altezza, in una zona che sta dando la sua massima espressione in termini di resa e qualità. E abbiamo abbracciato il metodo biologico sin dagli inizi nella produzione delle due linee Vini Tosca, caratterizzati da prodotti DOC, e Vite Natural Durante di moderni monovitigni”.

Vigneti della Polisena, azienda agricola Tosca

Abbiamo degustato di questa nuova linea un bianco e un rosé veramente interessanti. “Il Riesling Bergamasca IGT, 100% uve Riesling Renano è affinato 6 mesi in acciaio. È un vino minerale, sapido grazie al substrato calcareo argilloso del terreno. Particolarissimo, invece, il Brut Rosé da uve Merlot spumantizzate con il metodo charmat. Un vino fruttato, dalla forte personalità, con un ritorno finale di frutta rossa, fragola, ciliegia”.

E se i bianchi sono davvero al massimo della loro espressione, anche i rossi brillano di luce propria. In particolare il Primorò, IGT è un vino originale nato dal taglio di uve Merlot e Franconia: “È un vino vivo che si trasforma negli anni partendo da caratteristiche fruttate per evolvere in tonalità speziate”. Una vera alchimia per palati raffinati.

Il viaggio in Val Pontida continua con tappa a Palazzago presso Le Driadi, una slow farm, abilmente condotta da Gabriella Aleandri Chenet che insieme al marito nel 2014 ha riscattato dall’abbandono un vigneto sito in un territorio ripidissimo (45% di pendenza!) praticando una viticoltura eroica che, incurante della fatica, affronta tutto il processo produttivo con lavorazioni manuali.

Un grappolo Merlot (vendemmia 2015) dell’azienda agricola Le Driadi

“Abbiamo un ettaro di terreno vitato – ci spiega – e stiamo lavorando per far rivivere un altro mezzo ettaro in un prossimo futuro con le varietà Marzemino (già coltivato in zona nel 1400) e Bronner, un vitigno piwi, naturalmente resistente alle malattie. Fra due anni inizieremo così anche la produzione dei bianchi. Oggi puntiamo su una resa per ettaro volutamente ridotta per garantire la massima qualità al nostro Merlot. Abbiamo scelto di produrlo seguendo il metodo di agricoltura biodinamica ispirato alla scuola antroposofica di Rudolf Steiner rispettando i ritmi della natura e utilizzando il sovescio, i macerati, il corno letame”.

Tanta passione ha portato ad una produzione di 5mila bottiglie l’anno. Decisamente un vino di nicchia per wine lovers e ristoratori selettivi.

“Ad oggi produciamo solo due tipi di vini con il nostro Merlot in purezza, a fermentazione spontanea per cui i solfiti presenti sono solo quelli che derivano naturalmente dall’uva. Metà della nostra produzione viene fatta fermentare per 6 mesi in acciaio. Il risultato è un vino fresco, fruttato, dal sentore di frutti rossi, di facile beva. È la Driade Felice DOC Colleoni. L’altra metà è affinata per 18 mesi in barrique di rovere francese. Il vino è più strutturato, corposo, dal carattere forte. È l’Alto della Poiana”.

Curioso il nome Le Driadi. “Sopra il nostro vigneto c’è una quercia, antica e maestosa, ci siamo ispirati a lei per dare il nome alla nostra azienda perché le driadi sono gli spiriti delle querce”. Qui passione, storia e creatività regnano sovrane.

Grande virata verso Valle San Martino per scoprire l’Azienda Agricola Mezzaripa, una piccola cantina di famiglia condotta da Fabio Ravasio: “Abbiamo iniziato la nostra avventura enologica dieci ani fa recuperando un vigneto abbandonato con annessa cascina, che oggi è la nostra cantina di vinificazione. Dall’autoproduzione degli inizi, sempre mirata alla qualità, siamo passati con l’aiuto di un enologo a coltivare la vigna con metodi manuali e a produrre il nostro unico vino il Rièl, frutto dell’assemblaggio di uve Merlot e Cabernet Sauvignon, taglio bordolese. Ma con la particolarità: le uve Merlot sono portate in extramaturazione e fatte appassire sulla pianta perché la raccolta avviene in contemporanea alle uve Cabernet in una sola vendemmia. Non è il classico Valcalepio perché non segue il disciplinare del Consorzio”.

Il vigneto di Mezzaripa

La cantina di Mezzaripa

Un vino ribelle, quindi, un bordolese fuori dai ranghi, dal profumo intenso, che regala al palato sottili esplosioni di bacca rossa e spezie: “Siamo orgogliosi della nostra produzione di 2.000 bottiglie l’anno grazie al consenso degli estimatori. Così la nostra avventura continua sulle ali dell’entusiasmo nel fare ancora meglio”.

Quarta e ultima tappa, il Monte Canto, a Villa d’Adda nei vigneti di Tassodine, azienda agricola con al timone Giuseppe Magni: “Dieci anni fa ho rimpiazzato le viti ormai inselvatichite su questa collina a oltre 500 metri d’altezza. È stato un lavoro lungo e faticoso ripulire il terreno per riportarlo alle caratteristiche originali”.

L’idea nuova è stata quella di piantare accanto alle barbatelle di Merlot anche quelle di Pinot Nero acquistate in Borgogna: 4mila barbatelle per vitigno. “Oggi coltivo su un ettaro di terreno 8mila piante di vite per una produzione pari a 8mila bottiglie (una bottiglia per pianta, i francesi insegnano!). Il terreno è ricco di argilla e arenaria con terrazzamenti tra i 500 e 600 metri esposti a Sud, Sud Ovest in un anfiteatro naturale”.

I suoi Merlot e Pinot nero a marchio Tassodine sono prodotti in purezza, biologici, con denominazione IGT della Bergamasca. Il processo di vinificazione è affidato all’enotecnico bergamasco Paolo Zadra con grandi risultati in termini di qualità.

La vendemmia tra le vigne di Tassodine

I vini di Tassodine sono di facile beva, ma con caratteri diversi: “Il Merlot offre all’olfatto sensazioni di mirtillo che si coniugano bene con quelle di pepe, cioccolato, liquirizia – racconta Magni -. Al palato è delicato, armonico e dà sensazioni tanniche veramente gradevoli. Il Pinot nero, invece, trasmette al naso sentori di prugna e amarena prima di aprirsi a note floreali. Il sapore è avvolgente e richiama quello delle ciliegie sotto spirito”.

Il recupero di Tassodine non finisce qui e Giuseppe Magni guarda oltre e pensa al recupero dell’intero borgo, chiesetta inclusa, per trasformarlo in una piccola ma autonoma impresa agricola.