A Villa d’Almè, nonostante l’inverno già inoltrato, si sta veramente bene: si sfiorano i 10 gradi e il freddo pare un ricordo. Entrando all’Osteria della Brughiera un pensierino alla veranda esterna viene a più di una persona. Peccato non poterla sfruttare, ma quella zona del locale è a disposizione dei clienti solo durante la bella stagione.

Stefano Arrigoni è il padrone di casa; ci accoglie nella sua antica locanda diventata negli anni uno dei ristoranti più prestigiosi e frequentati dalla Bergamo bene, non a caso premiata anche dalla guida più importante del mondo con una stella Michelin.

Gli interni del locale di Villa d’Almè

La cantina dell’Osteria della Brughiera

Lo scricchiolio nostalgico del parquet di legno e l’elegantissimo arredamento ci danno il benvenuto, creando sin da subito un’atmosfera calda ed accogliente, con interni d’arte, quadri, tappeti, sculture e un camino. Tutto è messo al posto giusto.

L’osteria, prima della ristrutturazione, era un rudere del 1550 adibito prima a locanda e poi addirittura a prigione. Oggi, la Brughiera, tra salotti e giardini, ha proprio tutto, perfino due cantine naturali per la stagionatura di salumi che vengono accompagnati ad un buon pane casereccio e serviti come aperitivo in una sala in pietra con esposizione di vini e prodotti tutti di altissima qualità, scelti personalmente da Arrigoni.

Il patron dell’Osteria della Brughiera, Stefano Arrigoni

La cucina è assolutamente all’altezza della situazione. Dal 2018 è Stefano Gelmi a guidarla, lui che davanti ai fornelli del locale di Villa d’Almè è cresciuto ed è diventato un cuoco capace e ambizioso, che nell’ultimo anno non ha avuto paura di cambiare le carte in tavola e di mettere la propria impronta nel menù dopo l’addio di Paolo Benigni.

Il locale assomiglia molto alla cucina di Gelmi, ferma e generosa, che ci porta al tavolo pietanze rassicuranti e brillanti pur restando molto spesso ancorata a una cristallina classicità.

Mandorla ghiacciata, mazzancolle, gamberi, salmoriglio al burro di arachidi e cren

Insalata del buongustaio

Tartare di capriolo, pino mugo e salmì

L’antipasto è una mandorla ghiacciata con mazzancolle, gamberi, salmoriglio al burro di arachidi e cren. C’è poi la famosa insalata del buongustaio, un marchio di fabbrica di Arrigoni, con coscette di piccione arrosto, chutney di ciliegie e foie gras.

A chiudere la tornata degli antipasti ci pensa una tartare di capriolo, pino mugo e salmì: fantastica è dire poco.

Fusilloni Felicetti, estratto di ostrica, paprika e cime di rapa

Cappelletti, zucca, zola, zenzero

I fusilloni Felicetti con estratto di ostrica serviti con paprika e cime di rapa spiazzano. A riportarci sulla terra ci pensano allora dei ben fatti tortelli di coda di bue alla menta, brodo alla boscaiola: un piatto equilibrato e armonioso.

È poi il turno dei cappelletti alle tre Z, con zucca, zola e zenzero, da mangiare con delle divertenti pinze da cucina. Un must da provare assolutamente quando si passa alla Brughiera.

Astice e verze

Piccione laccato con fondo vegetale, spinaci novelli strinati e salsa boscaiola

Tra i secondi si può spaziare – a piacimento – tra carne e pesce. L’astice e verze, proposto (a parte) con la sua chela fritta in tempura, miele, zenzero e limone è una bella sorpresa.

Degno di lode, invece, il piccione laccato con fondo vegetale, spinaci novelli strinati e salsa boscaiola.

Lo chef Stefano Gelmi al lavoro

Erbe e polveri del mondo

La firma dello chef, che lo connota nel filone dei giovani che cercano un legame con i sapori autentici, sta tutta nel piatto erbe e polveri del mondo, che il cuoco bergamasco viene a comporre al tavolo, mettendo insieme, come una tavolozza, menta, basilico, zucchero Moscovado, stevia in diverse consistenze. In bocca si ha un’esplosione di natura, di gusto, di freschezza. Una bella firma, insomma.

I piatti provati sono tutti pensati con il giusto criterio e soddisfano in pieno la vista prima e il palato poi. L’Osteria della Brughiera di Stefano Arrigoni, anche col nuovo corso firmato Stefano Gelmi, continua a non deludere.

 

Testo di Luca Bassi
Foto di Matteo Zanardi