È possibile andare a Venezia e non sentirsi turisti? Tra tante bellezze e quel viavai di persone in cerca dell’angolo giusto per scattare la foto perfetta parrebbe proprio di no. Se parliamo di cibo, poi, la faccenda si fa ancora più complicata con la miriade di ristoranti che propongono menù turistici e dozzinali e piccole pizzerie con prezzi che sfiorano la denuncia per furto per prodotti di qualità (spesso) pessima.

Eppure ci sono angoli nascosti di questo piccolo paradiso italiano in cui puoi sentirti rispettato. Al ristorante Riviera, ad esempio, dove la parola “rispetto” sta alla base di tutto: il rispetto è per la materia prima e per i prodotti che poi finiscono nel piatto, ma è anche per il cliente che si siede al tavolo del bellissimo locale che si affaccia sulla Giudecca.

Zuppa di pesce

“Rispetto” è proprio la parola chiave per comprendere il significato del nome: Riviera, ristorante per onnivori. È una termine importante, e GP Cremonini, patron del locale con un passato da musicista, non la usa mai con leggerezza: “Il mio è un ristorante per onnivori – spiega – e dichiararlo vuol dire mostrare rispetto per le persone che ci potrebbero entrare. Immagino che possa sembrare bizzarro, ma non c’è niente di banale nel sottolineare che non siamo in grado di soddisfare le richieste di chi per motivi ideologici o fisici segue e cerca un regime alimentare diverso dal nostro”.

È dunque il rispetto per la persona prima di tutto, e per il cibo di conseguenza, la filosofia che ispira il Riviera.

Il concetto è estremamente sottile ma chiarissimo, e da questo nasce la proposta curata dalla brigata di cucina guidata dal giovane chef Samuele Silvestri.

Fior di triglia

Involtino di branzino e mazzancolla

Risotto anguilla e camomilla

Il menu è interessante e porta – nel vero senso della parola – Venezia nel piatto: i percorsi degustativi invitano infatti chiunque si sieda al tavolo di Gp ad approfondire la conoscenza della cucina ma anche del territorio, della tradizione che ispira l’innovazione.

I prodotti arrivano tutti da produttori locali “perché – spiega Cremonini – chi viene a Venezia deve vivere il luogo attraverso il cibo. I fornitori li conosco tutti personalmente perché per me la coerenza tra prodotto ed etica di chi lo produce è la cosa più importante”.

La grande qualità della materia prima utilizzata dallo chef è testimoniata in maniera chiara dal pesce, freschissimo, pescato quasi tutto dalla laguna: tonno, ricciola, branzino, orata, anguilla, ombrina, mazzancolla e triglia.

Gnocchi di stracchino con guancia di vitello

Piccione in tre tempi

Tra grandi piatti a base di pesce (meritano una citazione la zuppa di pesce con il brodo “sifonato” davanti al cliente, il fior di triglia e l’involtino di branzino e mazzancolla con finferlo, brodetto di pesce e bisque) spiccano anche piatti di terra davvero, davvero notevoli: gli gnocchi di stracchino ripieni di guancia di vitello sono un’esplosione di sapori, mentre il piccione in tre tempi (con mirtilli, pino mugo e massa di cacao) mette in mostra una volta di più la grande tecnica dello chef.

Notevoli anche i due dessert serviti: lo “scavami sù”, un tiramisù rivisitato in modo davvero originale e servito col caffè messo nel piatto davanti al cliente, che richiama con la sua forma Venezia; e il campi profumati a base di ricotta di bufala, fresco, delicatissimo e dal gusto avvolgente.

Scavami sù

Campi profumati

I prezzi sono in linea con la qualità dei piatti serviti: i menù degustazione sono due e costano 105 (sette portate) e 160 euro (undici portate), ma è possibile scegliere anche due soli piatti a 65 euro e aggiungere, nel caso, il dessert per altri 12 euro.

 

Testo di Luca Bassi
Foto di Stefano Caffarri – Courtesy Il Cucchiaio d’Argento