Abbiamo risalito le dolci colline albinesi per trovare e provare a conoscere meglio il “Tropaeolum majus”, meglio conosciuto col nome di Nasturzio.

Di questo ristorante situato tra le montagne della Valle Seriana abbiamo letto e sentito parlare come una delle realtà emergenti più interessanti della ristorazione bergamasca: la serata è carica di aspettative.

La cornice del locale lascia senza fiato: un quattrocententesco convento, chiamato della “Ripa”, che arroccato su un piccolo promontorio fa ben intuire la presenza di piu chiostri interni e terrazzamenti un tempo coltivati.

Al ristorante Nasturzio di Albino
L'interno del locale, la mise in place
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Il personale di sala
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
In cucina
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
L'ingresso del locale
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Foie gras "Biraben", mango e pan brioche
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Foie gras "Biraben", mango e pan brioche
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Foie gras "Biraben", mango e pan brioche
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Gnocchi di barbabietola, fontina e tartufo
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Gnocchi di barbabietola, fontina e tartufo
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Maialino da latte, cavolino di Bruxelles e mele cotogne
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Maialino da latte, cavolino di Bruxelles e mele cotogne
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Pescato del giorno, clementine, puntarelle e porro
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Quaglia, fave e crema di noci
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Ravioli di saraceno, coda di vitello e brodo di funghi affumicato
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Risotto capesante e carciofi
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Tagliolini con emulsione di olive taggiasche e crudité di gambero rosso
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Uovo a bassa temperatura, fonduta di casera e tartufo
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Uovo a bassa temperatura, fonduta di casera e tartufo
Foto di Tiziano Carrara
Al ristorante Nasturzio di Albino
Freddo e caldo di cioccolato e meringata
Foto di Tiziano Carrara

Entrando il locale si presenta come un salone unico, con un arredamento minimal, pochi fronzoli, pochi elementi di arredo. Un grande bancone in legno, (lo stesso materiale dei tavoli), regala un calore importante, che l’arredamente essenziale rischierebbe di far sembrare freddo e asettico.

La mis en place è minima, ma curata, nessuna tovaglia a coprire le bellissime nervature di un legno invecchiato.

Il personale di sala del Nasturzio

Il personale di sala è molto giovane, crea un’atmosfera informale ma allo stesso tempo è sempre presente e attento in tutti i tempi della cena.

Il menu è composto da una degustazione a 40 euro che comprende una carrellata di piatti presenti anche nella carta. Sembra ben strutturato, con due antipasti, un primo, un secondo, pre dessert e dessert: prendiamo quello.

In più ci facciamo rapire da alcune proposte particolari, con accostamenti che sembrano preludere a qualcosa di nuovo.

Il menu degustazione inzia con un uovo cotto a bassa temperatura, con puntarelle di asparago di Peja alta e riso venere. Un piatto dai sapori conosciuti, ma che fa trasparire che in cucina conoscono bene le tecniche di cottura e i sapori.

Per chi non ha preso il menu degustazione arriva un risotto capesante e carciofi con crumble di olive, un piatto ben studiato che punta sul sapore delicato delle capesante, la croccantezza dei carciofi fritti e la sapidità delle olive.

L’altro primo che proviamo è uno gnocco di barbabietola, fontina e tartufo, un trionfo di colori, oltre che un buon bilanciamento di sapori. Forse questo è il piatto per ora meno centrato dei tre provati, ma il livello resta veramente alto.

Raviolini di saraceno e coda di vitello

Il menu degustazione procede con dei raviolini di saraceno e coda di vitello, in cui a vista viene versato del brodo di funghi affumicato. Il richiamo è sicuramente quello orientale, il piatto è ben costruito, ma l’uovo resta per ora la nostra preferenza.

Per gli altri arrivano il maialino da latte, cavolini di Bruxelles e mele cotogne, un piatto che entra subito tra i nostri preferiti. Il maialino cotto a bassa temperatura si taglia con la forchetta, e l’accostamento con le mele e i cavoli smorzano una sapidità tipica di queste carni: stupendo.

L’altro secondo è un pescato del giorno con clementine, porro e puntarelle. La materia prima è sicuramente di alta qualità, questo è forse il piatto piu scontato che abbiamo assaggiato, ma sicuramente molto buono.

Decidiamo due fuori menu, con una terrina di fois gras “Biraben” mango e pan brioches, e qui dobbiamo dire che in cucina si superano… cotture, sapidità consistenze perfette; e un tagliolino con emulsione di olive e cruditè di gambero rosso, anche questo fantastico: piatto subblime, il migliore, perché si riesce a mantenere la freschezza del gambero ed emergono a pieno i sapori della marinatura. Da provare.

Terrina di fois gras “Biraben” mango e pan brioches

Il menu degustazione prosegue con il secondo quaglia, fave e crema di noci, una bella sorpesa che non ci aspettavamo: i sapori sono molto contrastanti in bocca, ma piacevolmente armonici.

I dolci sono per il menu degustazione un freddo e caldo di cioccolato e meringata, molto equilibrato, che lascia il palato pulito e la bocca asciutta, per nulla stucchevole. È l’unico dessert che prendiamo, siamo veramente pieni perché le porzioni sono misurate ma suffienti.

Freddo e caldo di cioccolato e meringata

La carta dei vini presenta una buona scelta, è sicuramente articolata e sviluppata da un sommelier che sa cosa sta facendo.

Il conto è abbordabile, forse anche basso per le materie prima utilizzate.

A fine cena conosciamo i tre proprietari, William, Cinzia e Jonny, tutti under 30, con esperienze in cucine nel mondo, ma con una partenza nel tristellato Da Vittorio. Si vede che si trovano a loro agio con tutte le tecniche, che conoscono le materie prime e si notato le contaminazioni internazionali.

I ragazzi farano strada: segnatevi il nome di questo ristorante perché ad Albino sta sbocciando un meraviglioso fiore in cucina. Si chiama Nasturzio.

Articolo e foto di Tiziano Carrara