‘Nama’, dal giapponese ‘artigianale’. Vuole significare una cosa al suo stato d’origine, quasi in purezza. È la sintesi del progetto di tre amici con la passione per la birra che hanno deciso di investire su un prodotto che fa dell’autenticità la sua grande forza.

Così è nato Nama Brewing, un nuovo birrificio artigianale nella zona industriale di Treviglio, in via Roggia Vignola per la precisione, là dove un tempo sorgeva un deposito tabacchi dei Monopoli di Stato.

Ultimi lavori nel laboratorio

Il progetto porta la firma di Pietro ‘Pedro’ Reduzzi, Mattia Bonardi e Stefano Angeretti.

Alla produzione c’è Bonardi, un passato diviso tra Elav e Lambrate, grande esperto di birrificazione. E alla base di tutto c’è la voglia di mettersi in gioco nonostante il periodo tutt’altro che semplice: “Produrre birra mi regala un senso di libertà, è quello che amo. E dopo più di undici anni nel settore ho ben chiaro in testa la birra che voglio fare – ci spiega Bonardi -. Sarà sicuramente qualcosa di genuino, di onesto. Il nostro prodotto non verrà pastorizzato e resterà puro, quindi sarà un po’ nama. Per questo abbiamo scelto quel nome, corto, bello da pronunciare, facile da ricordare”.

Le birre che stanno nascendo in quel di Treviglio, oltre ai fusti, saranno messe in commercio esclusivamente in lattina. Una scelta che qualche anno fa poteva sembrare quantomeno particolare, ma che oggi, invece, sembra più attuale che mai. Già, perché per decenni il cilindro di alluminio ha rappresentato – soprattutto in Italia con il boom dei birrifici artigianali che hanno scelto univocamente la bottiglia in vetro – il simbolo di birra lager, quella da trovare al supermercato, di largo consumo e di basso prezzo, con l’appeal della commodity più che della bevuta premiante. Ma da qualche anno a questa parte si registra una inversione di tendenza. Sono infatti un numero sempre maggiore i microbirrifici che si sono dotati di impianto di confezionamento lattine su misura e che hanno riportato in auge un contenitore che ha in effetti mille pregi. Si raffredda più velocemente, si ricicla senza problemi, è più leggero e impenetrabile alla luce e, a parità di volume occupato, il numero di lattine è decisamente superiore a quello delle bottiglie.

Il bancone del locale con vista sul laboratorio

Da sx: Mattia Bonardi e ‘Pedro’ Reduzzi

“Inizieremo con quattro tipi di birra ad alta e bassa fermentazione, due ipa, una pils e una bock – ci spiega ancora Bonardi -, ma l’impianto di produzione che abbiamo allestito con tecnologie non proprio standard ci permetterà di essere un birrificio estremamente versatile. Col tempo sicuramente incrementeremo l’offerta”.

E Nama non sarà solo un luogo di produzione ma anche un locale da cinquanta coperti con cucina dove i clienti potranno sedersi per gustarsi una birra, un tagliere o un fritto.

Insomma, un progetto di tutto rispetto pronto a spiccare il volo. Ma servirà un poco di pazienza: l’inaugurazione è prevista a maggio.

Parole di Luca Bassi, foto di Sonia Caravia