Un ristorante giapponese dall’impronta fusion, ma non tradizionale. Lo descrive così il nuovo Manga Restaurant di Albano Sant’Alessandro Alessandra Quadri, titolare nonché ideatrice del progetto.

Il concept del locale è stato ideato con la collaborazione di due pilastri della ristorazione italiana, lo chef stellato Pierantonio Rocchetti e il manager Francesco Longhi (volti conosciuti per il LoRo di Trescore Balneario, una stella Michelin) che, in sinergia con il team Manga, hanno dato origine ad una proposta innovativa e tutta da scoprire.

Il claim di Manga Restaurant “japanese robata and sushi” identifica in maniera esplicita l’ispirazione nipponica del locale: a farla da padrona è sicuramente la robata, appunto, una scenografica griglia sulla quale vengono cotti ed insaporiti dalla particolare affumicatura spiedini di carne, pesce o verdure. Un’ampia scelta di yakitori – questo il nome degli spiedini – unita alle portate classiche della cucina sushi giapponese, completa un’offerta culinaria davvero poliedrica e sicuramente unica in tutta la provincia.

Lo spazio del ristorante, su progetto dell’Interior designer Jessica Belotti e realizzato da Lombardadesign, si sviluppa su una superficie di 560 metri quadrati.

L’ambiente dal gusto ricercato propone un’accoglienza che passa attraverso l’esperienza visiva ed olfattiva di elementi naturali quali legno, pietra e verde naturale. Questo in armonia con la filosofia della Izakaya, che colloca al centro del locale, e dell’attenzione, il bancone drink, sviluppando tutt’attorno un insieme di tavoli e sedute intime, private, dove il cibo raffinato è un sottofondo ad ottimi cocktail.

Nota di spicco la sala laterale, dove la ricercatezza dei dettagli amplifica il godimento dell’esperienza sensoriale, invitando colui che ne è protagonista, a scrivere la propria storia.

E il nome? Perché Manga? “Il nome Manga rappresenta la nostra scelta di raccontare una storia fatta di ottimi piatti legati alla tradizione ma sempre innovativi, dando importanza ad elementi quali l’atmosfera, le emozioni e l’introspezione di chi entra in contatto con la nostra cucina, un po’ come succede ai personaggi protagonisti dei fumetti giapponesi” spiega Alessandra. “Ci piaceva l’idea di poter trasmettere in maniera unica un’esperienza culturale attraverso il cibo, il tutto in un ambiente ispirato al mondo nipponico, ma contestualizzato a Bergamo”.