Metti una domenica soleggiata, di quelle che restare in casa a perdere la giornata sul divano è un vero peccato. E mettici anche la voglia di salire in auto per farti un’oretta e mezza di strada (sia che tu parta da Milano, sia che tu parta da Bergamo). Metti la voglia di fare una passeggiata per vivere l’atmosfera lacustre che in città ce la sogniamo e mettici, infine, la voglia di provare qualcosa che parli di un territorio che non sei solito frequentare.

Il risultato è una gita fuoriporta nell’alto lecchese, a Colico. Per godere di quel ramo del lago di Como, ma anche per provare la cucina della Locanda Capolago, uno dei pochi locali della zona che vuole fare ristorazione sul serio e non puntare – come capita purtroppo spessissimo – solo sul menù studiato ad hoc per il turista.

Ecco, la Locanda Capolago è qualcosa che non ha proprio nulla a che vedere con la proposta mordi e fuggi, priva di testa e di cuore, che troppe volte incontriamo in certe località, dove ormai mangiare bene è diventato una sorta di impresa.

Maurizio Lazzarin ha scelto di stare a debita distanza dal mainstream della zona. E, quando ha aperto questo locale nel 2019, ha scelto un posto tutt’altro che trafficato, di quelli che per sopravvivere hanno bisogno del passaparola. Ma il passaparola te lo devi anche meritare, e lui e la sua squadra sembrano aver trovato la strada giusta, quella che riporta i clienti e ne fa arrivare altri sulla fiducia.

Il cestino del pane

Il piatto del Buon Ricordo

L’ingresso nell’Unione Ristoranti Del Buon Ricordo è solo l’ultima di tante soddisfazioni che il cuoco lecchese si è tolto in questi due anni di lavoro che hanno visto anche momenti poco felici – come tutti i suoi colleghi, del resto – tra una restrizione e l’altra.

La specialità del Buon Ricordo, Riso e persico in un raviolo, è un piatto che valorizza il prodotto ittico del territorio prendendo spunto da un classico del Lago di Como, reinterpretato dallo chef. Si tratta di un delicato ripieno a base di ricotta di montagna, filetto di pesce persico e maggiorana dell’orto del Capolago. L’impasto è fatto con farina di riso, semola rimacinata e tuorlo d’uovo. Una volta formati i ravioli sono cotti in acqua leggermente salata e passati in padella con un intingolo di olio extravergine del territorio, aglio, peperoncino, prezzemolo e missoltino battuto al coltello. Infine, per un tocco di sapidità, una grattugiata di bottarga di coregone.

Il polpo

Il salmone affumicato

Il salmerino

Il tiramisù

Poi ci sono il polpo, tenero che si taglia senza coltello e si scioglie in bocca; il salmone affumicato, accompagnato da un formaggio erborinato del posto; e il filetto di salmerino con verdure spadellate e crema di patate.

E c’è anche un tiramisù, che senza fare troppe giravolte arriva dritto al punto: è goloso, buono, confortevole.

Piatti non estremamente complessi ma realizzati come si deve, preparazioni comprensibili per chi mangia. Perché a volte per stupire basta solo slegarsi dagli schemi e proporre qualcosa di fatto veramente bene. Una rarità in alcune zone turistiche.

 

Foto e parole di Luca Bassi