Cosa significa mangiare cinese? Cinese per davvero, però. Lasciatevelo dire: in pochi lo sanno.

Scordatevi involtini primavera, riso alla cantonese (che non è nemmeno un piatto cinese) e piatti simili, diventati negli ultimi anni una sorta di etichetta per queste cucine etniche.

Il cinese, quello vero, è tutta un’altra cosa. Materie prime in arrivo dal mercato orientale, sì, ma di altissima qualità e cucinate con tecniche a noi quasi sconosciute.

Al Kanton Restauant di Capriate San Gervasio la cucina cinese è una cosa seria: lì è possibile assaggiare una delle (poche) vere cucine cinesi presenti a Bergamo e in provincia.

Merito di Weiku Zhu, giovane chef classe 1987 che negli anni ha sviluppato un nuovo concetto di cucina, restando però fedele alla tradizione di casa: la sua mission, che lui stesso chiama “La cuCina che non ti aspetti”, vuole soprattutto scardinare i più comuni stereotipi legati alla cucina cinese affidandosi alla ricerca e alla sperimentazione, fondendo così l’antica cucina cinese e le sue millenarie ricette con metodi di cottura d’avanguardia.

Scordatevi, quindi, lanterne rosse, pollo alle mandorle, nuvole di drago e ogni tipo di preconcetto che conoscete sulla cucina cinese. E dimenticate, soprattutto, le formule “all you can eat” e “take away” nella quali la quantità sovrasta ad armi impari la qualità.

Fatto? Allora siete pronti per il Kanton Restaurant.

L’interno del Kanton

Il locale di via Gramsci – completamente ristrutturato nel 2014 – è bello, raffinato e curato. Nulla a che vedere con i tantissimi ristoranti cinesi che siamo abituati a vedere ormai in ogni paese.

Anatra nel frutteto infuocato

Weiku Zhu dietro ai fornelli dimostra di essere un vero fuoriclasse: accosta tecniche di cultura proprie, come il wock e il vapore, e le affianca a metodi più avanguardistici come il sous-vide o l’azoto.

Il risultato? Piatti assolutamente ottimi come le puntine di maiale alle tre spezie, la polpetta in crosta di patate e funghi e pollo, la sacca di erba cipollina Jiutsai in doppia cottura, gli straccetti di soia aromatizzati e calamari. E che dire dell’anatra nel frutteto infuocato?

Piatti, questi, che vengono tutti dettagliatamente e meticolosamente spiegati prima di ogni assaggio da Zhu e dalla moglie, in un racconto che coinvolge e appassiona.

Ravioli di gamberi al vapore

Branzino fritto, in agrodolce

Taro roll in crosta di sesamo

I prezzi della carta sono di fascia media, assolutamente in linea con la qualità dei piatti offerta. Anzi, verrebbe quasi da dire che 10-15 euro in più sul conto finale non farebbero nemmeno storcere il naso.

Si possono trovare antipasti che oscillano tra i 4 e gli 8 euro, mentre per un primo si spendono al massimo 15 euro. Per i secondi di carne e di pesce servono invece una media di 16 euro.

Degustazioni da 42 a 45 euro e possibilità di assaporare la meravigliosa anatra laccata di storica fama, ma solo su prenotazione.

Nulla di inaccessibile, anzi.

Il rito del tè al Kanton

Una menzione particolare, poi, la merita l’enorme carta dei tè, un valore aggiunto del Kanton: per chi decide di cenare qui è assolutamente consigliato evitare il vino per lasciarsi guidare nel vasto mondo del tè dallo chef, che vi saprà consigliare in base alle pietanze scelte per creare un giusto equilibrio di sapore e gusto.

Provare per credere.