Quella di Gu’ Bergamo è la storia di un hobby diventato una passione sempre più grande. È la storia di Gustavo Vandsberg, un ingegnere brasiliano che d’improvviso ha scelto di cambiare vita, di lasciare un posto fisso ben remunerato per lanciarsi in una nuova, grande sfida: la cucina.

Le storie diventano poi ancora più belle se parlano di un sogno che si è realizzato. Come nel caso, appunto, di Gustavo, diventato uno chef capace di coniugare il sushi giapponese alla cucina brasiliana, quella di casa sua.

Il Gu’ Bergamo è proprio questo: un ristorante dove il pesce fresco diventa sushi e incontra la creatività sudamericana, in una cucina fushion che è una sorpresa continua.

Il segreto per godere fino in fondo dell’esperienza firmata Gustavo Vandsberg è di sedersi al tavolo del locale di piazzetta Pesci, nel cuore di Bergamo, con la testa sgombera dai pregiudizi che il sushi si porta appresso: qui l’all you can eat è una bestemmia, il pesce è freschissimo e nei piatti finisce solo la materia prima di alta qualità.

Il resto lo fa l’abilità dello chef Gustavo, con i suoi abbinamenti azzardati, qualche volta al limite, ma tutti sempre riuscitissimi.

Pargo: orata alla piastra, verdure lessate, salsa al frutto della passione

Come nel caso della salsa al frutto della passione piazzata nello stesso piatto di un’orata alla piastra e di verdure lessate. Spiazzante, ma buonissima.

Oppure il latte di cocco servito assieme alla polpa di granchio, con la freschezza dello shiso (pianta aromatica simile alla menta) e la sapidità dell’umeboshi (popolare condimento della cucina giapponese a base di prugne salate) a completare un piatto che stupisce e aggrazia.

Casquinha de Siri: granchio e latte di cocco

Promossi a pieni voti anche i Tara gyoza, degli ottimi ravioli di baccalà e patata americana alla piastra serviti con riduzione di ponzu.

Tara gyoza: ravioli di baccalà e patata americana

Al Gu’ Bergamo sanno cucinare anche il classico sushi, quello che subito salta alla mente quando si pensa alla cucina giapponese. Ottimi i Gu’ maki: il nido di salmone, il nido di tonno, il namamaki (con tonno, salmone e gambero con avocado e Tobiko allo yuzu) e il minas (salmone, avocado e tartare di salmone con salsa teriyaki).

Gu’ maki

Sorprendente il sampa: gambero in tempura, cream cheese, mango, salmone scottato e salsa gazpacho.

E i dolci? Non mancano di certo, e pure quelli hanno l’inconfondibile tocco fusion dello chef Gustavo, che al tavolo ci porta quella che all’occhio sembra una normalissima creme brulèe con salsa di fragole. Ma la sorpresa è dietro l’angolo, anzi sul fondo del bicchierino: la marcia in più è portata dalla spennellata di the matcha piazzata proprio sotto la crema che rende il dessert unico nel suo genere.

Creme brulèe al matcha con salsa alle fragole

I prezzi proposti al Gu’ Bergamo non sono quelli dell’all you can eat, ovviamente, ma sono proporzionati alla qualità del pesce offerto.

I Gu’ maki sono venduti tra i 14 e i 16 euro, eccezion fatta per i 24 richiesti per il piatto con l’astice. Gli uramaki vanno a una media di 14 euro, i primi tra i 12 e i 18, i secondi sono tra i 15 e i 18, i sashimi spaziano dai 16 euro per le nove fette di salmone ai 35 euro per le quindici fette di pesce crudo decise al momento dallo chef. Per i dolci bastano invece 6 euro.