“Viaggiamo tutti nel tempo, ogni giorno della nostra vita, facendo del nostro meglio per gustare questo viaggio straordinario”

Con l’azienda De Toma godiamo del potere del tempo sul prodotto bergamasco per eccellenza, il moscato di Scanzo, servito di cinque annate differenti con cinque espressioni differenti.

Ad oggi l’unico mezzo che mi permette di rivivere il passare degli anni e viaggiare attraverso il tempo in modo reale è il vino. Rivivi stagioni, annate, cambiamenti climatici, il sudore di persone che attraverso il vino vogliono raccontarsi o raccontare qualcosa le quali, anche se oggi non sono più tra noi, hanno lasciato una testimonianza viva del loro essere.

Quale modo migliore per comprendere e leggere il passare del tempo se non con una degustazione in verticale?

La famiglia De Toma produce dal 1894 nella zona di Rosciate, frazione di Scanzorosciate, moscato di Scanzo. Oggi Giacomo, Stefania e i figli Alessandro e Eleonora conducono l’azienda di famiglia con la consapevolezza che questa prodotto è unico al mondo e con la fortuna di coltivarlo, coccolarlo, affinarlo e vederlo crescere giorno dopo giorno.

La serata di degustazione si è svolta nel cuore dell’azienda De Toma: la cantina. Un ambiente preparato ad-hoc nel quale un evento di tale importanza potesse svolgersi mettendo a proprio agio gli ospiti e li mettesse in contatto diretto con lo spirito dell’azienda.
Quando si parla di importanza dell’evento, non vuole essere un omaggio all’evento di per se’, ma succede raramente che un’azienda di queste piccole dimensioni riesca a mettere a disposizione le bottiglie di annate vecchie e proporle a un pubblico, seppur ristretto.

Solitamente nel pensare comune il moscato di Scanzo è un vino dolce ottimo da dessert, non dà invecchiamento e la zona di produzione della DOCG è una.

Questi tre credo sono stati completamente smentiti. Il moscato è sì un vino dolce, ma non stucchevole in quanto mantiene una vena di freschezza identitaria sua e ciò permette di non marcare il vino con note troppo pesanti, dolciastre e mielose; non tutte le annate sono abbinabili ad un dessert. Per esempio sì la 2015 e la 2013 per morbidezza e sinuosa goduria, no la 2017 e la 2015 per freschezza al galoppo e rotondità giustamente moderata.

Il moscato di Scanzo è ottimo nelle annate giovani, superlativo se lasciato invecchiare qualche anno, raggiungendo meravigliose sfumature dopo diversi anni.

La zona di produzione è sì una, ma ci sono al momento tre sottozone che producono un prodotto completamente differente da zona a zona. Siamo nella zona di Rosciate, zona con altimetria un poco più basse – 50-10 m slm di dislivello rispetto al Monte Bastia, zona di Scanzo – con l’espressione di note preponderanti, soprattutto in gioventù, di frutta matura e confetture e meno speziatura. Una zona di immediata piacevolezza, che scalpita nel voler raccontare da dove viene e che cosa è la sua essenza.

Cinque annate, cinque interpretazioni differenti della mano dell’uomo che collabora con la natura nel creare quel nettare tanto pregiato e amato.

ANNATA 2017

L’annata 2017 è stata una grande annata nella zona di Rosciate, zona dove si trova l’azienda De Toma.

All’aspetto il vino si presenta di colore rosso rubino acceso e vivace.

Portando il calice al naso i profumi sono intensi. Il ventaglio di aromi è di grande complessità, seppur giocando su note ancora giovani e fresche data la giovinezza del vino, riporta alla memoria la confettura lamponi, una speziatura “pizzichina”, orientale, note di cumino e di incenso; il delicato floreale ricorda la lavanda, leggere sfumature balsamiche e fresche con un finale agrumato.

Il sorso ha un grip scalpitante in bocca. Una freschezza netta e decisa che solo il tempo riuscirà ad attenuare.
Ad equilibrare c’è una bella morbidezza data dal frutto maturo e l’appassimento, senza trascinarsi sentori di uva cotta. Bello è il tannino fine ed elegante.

La persistenza è lunga. Ottima l’espressione  e di grande piacevolezza ora, dall’evoluzione molto interessante. È e sarà un grande vino, azzardando ad essere migliore dell’annata 2015 che è considerata come straordinaria.


ANNATA 2016

Buona qualità, ma poca quantità. Un unico colpevole: la grandine.

Da colore pieno, con massa colorante un po’ più intensa. La 2016 apre al naso con note più scure e più dolci come le prugne secche, il cioccolato, un floreale intenso di rosa canina.

Il bocca si presenta carnosa, piena, quasi masticabile come vino. Equilibrato e come marcatore da ricordare il tannino vellutato, ma presente.

Manca un po’ di persistenza, ma legge l’annata.

ANNATA 2015

Non a caso l’azienda ha conquistato il maggior numero di premi riconosciuti dalle guide lombarde e nazionali. La 2015 è stata un’annata straordinaria.

Il corredo al naso è ampio, un po’ più dolce rispetto ai precedenti, con note fruttate legata alla confettura di more, delicata florealità, la spezia nera come il pepe, sfumature di balsamicità come la menta peperita, e una nota di paprika che persiste accentuando la particolarità dell’annata.

Durante la degustazione è stato individuato come “il moscato di Scanzo per antonomasia”, perché ricorda in tutto e per tutto l’identikit dello Scanzo.

Al gusto ha un’espressione davvero identitaria e diretta. È di grande piacevolezza. Il sorso risulta morbido, senza cadere nella dolcezza stucchevole; la freschezza è equilibrata, mai spigolosa; il tannino è sinuoso. La sapidità e più marcata in questa annata che nelle altre.

Il come si racconta ad oggi è davvero un prodotto di eccellenza. Sull’evoluzione sicuramente ci regalerà belle emozioni, forse un po’ meno della 2017.


ANNATA 2013

Un’annata all’insegna del grande caldo. Il colore è un po’ più scarico e ossidato.

Il naso fa fatica a delineare i sentori, in quanto sembra dalle prime battute un po’ chiuso. Piano piano si racconta attraverso le note agrumate, speziatura importante che ricorda il chiodo di garofano che va a braccetto con la balsamicità della menta e della citronella.

Un vino che mantiene ancora una bellissima freschezza che definirei citrina la quale ci fa sperare in un evoluzione sempre più complessa. Di bella struttura. Conclude con una nota alcolica netta che ricorda l’annata calda, forse estremizzata e coprente anche su sensazioni tattili come l’astringenza tannica.


ANNATA 2012

Quando ho portato il calice al naso il tempo si è fermato per un istante. L’annata 2012 ho già avuto occasione di degustarla in altri momenti e anche di altre aziende, eppure la personalità di questa vendemmia rimane chiara e scolpita nella mia mente. A distanza di anni ritrovarla seguendo quel filo rosso che ricollega il vino degustato oggi a quell’estate meravigliosa è un’emozione davvero rara.
Non capita spesso di avere la fortuna di fare un viaggio nel tempo.

Un vino dall’intensità e la complessità eccellente. Aromi evoluti dalla frutta secca, con sfumature animali, di cuoio, dalla balsamicità ricca e la sottile tostatura. I profumi sono vivi, ancora freschi in parte vegetali e ci stimolano a classificare questo vino ancora come un vino dalla vena giovane. Coerente è il sorso: la freschezza la fa da padrona equilibrata magistralmente da una morbidezza glicerica data anche dall’evoluzione.
Il tannino è vellutato e permette al sorso di essere di piacevole consistenza.

Il vino presenta una sapidità che riconferma la vibrante tensione che riporta questo vino.

Il residuo zuccherino qui è al minimo e il vino risulta più secco e verticale.