Quanto costa mangiare la pizza nel 2019 in Italia? Ce lo siamo chiesti in occasione della giornata mondiale dedicata al disco di pasta più famoso del mondo, da sempre considerato una delle icone della cucina del nostro Paese.

Due premesse: la fonte è l’Osservatorio dei prezzi e delle tariffe del ministero dello Sviluppo economico (Mise) e il parametro preso in considerazione è solamente quello relativo al pasto in pizzeria. Quindi, non si discutono né la qualità dei prodotti offerti, né quella dei locali.

La realtà meno cara dove consumare una pizza è Napoli, dove il prezzo medio è di 6,86 euro: la pizza più economica nella cittadina partenopea è venduta a 4,50 euro, quella più cara a 10 euro.

A livello nazionale la situazione è quella rappresentata in questa mappa redatta da Wired: basta cliccare sulla fetta di pizza corrispondente alla provincia alla quale si è interessati per visualizzare i relativi dati, aggiornati a ottobre dello scorso anno.

Il dato di Bergamo sorprende un po’: sotto le Mura venete si può arrivare a spendere anche 17 euro per una pizza (7,50 la più economica) per una media di 10,10 euro di spesa per un pasto in pizzeria.

La più cara in assoluto è Roma, dove è possibile finire in locali che chiedono fino a 21 euro per il disco di pasta rotondo. Prezzi, lecito ipotizzarlo, calcolati anche sul potere d’acquisto dei tanti turisti stranieri che visitano la capitale. Non a caso al secondo posto c’è Venezia con 18 euro per la pizza più cara, al quarto Firenze con 16, al quinto Milano e Padova con 15,5.

A Brescia la spesa media per un pasto in pizzeria è di 8,11 euro a persona, con la pizza più cara proposta a 10,50 euro e quella più economica a 5 euro tondi tondi.

Come detto l’unico parametro preso in considerazione per questa analisi è quello relativo al costo medio di un pasto in pizzeria, facendo riferimento ai dati del ministero dello Sviluppo economico.

È chiaro che ogni città ha prezzi a sé dovuti, prima di tutto, a diversi parametri quali possono essere il costo dell’affitto (o dell’acquisto) del locale e delle materie prime, il mercato, la concorrenza e altri fattori che nello studio non sono stati presi in considerazione.