La Valtellina, terra di Alpi e viticoltura eroica. Marco ci apre le “porte” del suo stand, stiamo parlando della cantina Sandro Fay. Fondata nel 1973 da Sandro, padre di Marco, a San Giacomo di Teglio, produce vini della denominazione Valtellina d.o.c.

La base dei suoi vini è ovviamente Nebbiolo qui chiamata Chiavennasca.

Ci vengono proposte cinque etichette diverse, tutti vini rossi. Piccole perle a bassa resa produttiva che vantano numerosi premi e riconoscimenti.

Il Valtellina Superiore d.o.c.g. “Cà Morei” è un rosso di Valtellina prodotto a circa 550 metri sul livello del mare su terreni terrazzati. Il suo colore rosso rubino scarico è quello che si cerca in un Nebbiolo. I suoi profumi di tabacco caco e frutta rossa matura sono il preambolo di quello che sentiamo alla beva: grande struttura ma soprattutto freschezza, tannini equilibrati e gentili, doti regalate dai 12 mesi di maturazione in barrique. Un vino elegante quanto poderoso che, con l’invecchiamo, può solamente che migliorare.

Il Valtellina Superiore d.o.c.g. “Cà Morei”

Il prossimo step è il Terrazze Retriche di Sondrio “La Faya”. Si potrebbe parlare di vino sperimentale. Derivato da un blend di Nebbiolo, Merlot e Syrah è una piacevole sorpresa: di colore rosso rubino con riflessi aranciati, troviamo gradevoli sentori di frutta rossa con sfumature di pepe nero e vaniglia. Grande corpo e grande struttura si uniscono ad un ottimo calore dato dall’alcolicità e ad un’ottima morbidezza.

Il Terrazze Retriche di Sondrio “La Faya”

Ovviamente non poteva mancare lo Sforzato. Vino storico e rappresentativo della Valtellina. Lo Sforzato di Valtellina d.o.c.g “Ronco del Picchio” è prodotto utilizzando solo Chiavennasca. Un colore rosso granato carico lo presenta alla vista, il naso è potente con sentori di frutti rossi maturi, marasca e prugna secca che preparano alle note di spezie e tabacco. In bocca è ampio, potente, con grande corpo ma un equilibrio che cela la marcata alcolicità. I tannini sono presenti ma non sono aggressivi. Buona freschezza ed ottima persistenza lo rendono un vino di grande eleganza.

L’abbinamento ideale consigliato è con selvaggina ma non disdegna l’accompagnamento con i tipici formaggi valtellinesi.

L’Aragosta Vermentino di Sardegna d.o.c.

Ringraziato Marco, ci rechiamo nel padiglione sardo dove ad attenderci c’è la Cantina Santa Maria la Palma. Situata ad Alghero, produce vini partendo principalmente da uve autoctone di Vermentino e Cannonau. Abbiamo iniziato la degustazione partendo da un Aragosta Vermentino di Sardegna d.o.c., un vino bianco di piacevole beva. Dal colore giallo paglierino, con note vinose e di frutta bianca, avvolge la bocca con la sua freschezza e sapidità ben dosata. Un buon vino che rappresenta la tradizione sarda alla perfezione.

Ancora da uve di Vermentino nasce Akènta. Uno spumante metodo Charmat frutto di invecchiamento subacqueo. Ebbene sì, questo spumante viene immerso nelle acque del parco nazionale Capo Caccia a circa 30 metri di profondità. La quantità esigua di bottiglie, circa 700, lo rendono un vino estremamente raro e dai prezzi non proprio abbordabili. Uno spumante capace di accompagnare alla perfezione i piatti di mare.

Una bottiglia di Akènta

Color giallo paglierino, con una nota di fiori bianchi e frutti gialli, convince per la sua sapidità, data appunto dall’affinamento in mare, che viene ben equilibrata da una buona morbidezza generale. Un prodotto unico che in pochi hanno la fortuna di assaggiare.

Abbiamo concluso la “visita” con il Cagnulari, prodotto partendo dall’uva autoctona omonima. Vitigno poco conosciuto in “continente”, da il meglio di se accompagnando formaggi stagionati e arrosti. Con un colore rosso rubino, inebria il naso con un’intensità aromatica che persiste a lungo, i profumi di liquirizia e frutti di bosco fanno da padroni. Al palato risulta morbido e pieno, con una persistenza gustativa che stupisce ad ogni sorso. Una piccola perla sarda frutto della tradizione.

L’ottimo Cagnulari sardo

L’ultimo stand, ma non ultimo in fatto di importanza, è stata la cantina di Donna Fugata. Conosciuta in tutto il mondo, rappresenta il fiore all’occhiello dell’enologia siciliana.

Oltre al rinomato Ben Ryè, di cui abbiamo già parlato tempo fa, abbiamo degustato altri importanti vini come il Vigna di Gabri, appartenente alla denominazione Sicilia d.o.c. Bianco, sorprende per la longevità. Di colore giallo paglierino, ci conquista con i profumi di frutta bianca che arrivano fino alle note agrumate passando per i fiori freschi. Dal gusto fresco ed elegante che termina con una piacevole sapidità che ne allunga la persistenza.

Nello stand di Donnafugata

Il Mille e una notte invece, rappresenta l’eccellenza italiana nel mondo. Vino di punta dell’azienda siciliana, è un sogno che si avvera, prodotto da uve di Nero d’Avola, Petit Verdot e Syrah, si scopre a noi con un colore rosso rubino intenso, dal bouquet ampio e intenso dove la mora e la prugna si fondono alla perfezione con note balsamiche di liquirizia, al palato è incantevole con una morbidezza che avvolge la bocca, i tannini sono fini e ben si equilibrano la persistenza gustativa. Un vino da sogno.

Il Mille e una notte di Donnafugata

La nostra giornata veronese si conclude così, stanchi ma decisamente soddisfatti speriamo di essere riusciti nell’intento di raccontarvi cosa è Vinitaly e cosa rappresenta per il mondo enologico italiano ed internazionale.

Non solo cantine rinomate e grandissimi produttori conosciuti in ogni angolo della terra ma, anche piccole realtà che con la passione e la tradizione cercando di esportare e fare conoscere il Made in Italy di qualità.

Foto di Nicole Valenzano