Se chiudevi gli occhi e ti lasciavi guidare dalla musica jazz in sottofondo e il tintinnio dei bicchieri, avresti potuto pensare di essere tornato agli anni ’20 – se mai li avessi vissuti –, al Proibizionismo americano e di trovarti in uno di quegli Speakeasy, veri e propri bar nascosti nei retrobottega dei negozi più improbabili, nati proprio per fronteggiare il divieto di commercio e consumo di alcol in tutti gli Stati Uniti d’America.

È questa l’atmosfera – complice, forse per uno strano scherzo del destino, il primo venerdì da coprifuoco (che nessuno dei presenti ha infranto) – che si è respirata venerdì sera, 23 ottobre, nella parte Speakeasy del ristorante Da Jaga (che si trova manco a farlo apposta sul retro) di Torre Pallavicina, dove si è svolta la serata «Antigua vs Jamaica – pozioni e spiriti tropicali».

Angelo Canessa, rhum category manager Velier

Una serata all’insegna del rhum di qualità, in cui la special guest Angelo Canessa, rhum category manager Velier (azienda internazionale che importa e distribuisce distillati, guidata da Luca Gargano, uno tra più grandi esperti e collezionisti di Rhum al mondo) e accompagnato da Marco Coluccelli agente Velier, l’ha fatta da padrone.

L’ospite d’onore – avrebbe dovuto esserci anche Jhonatan Felix Almonte, Global brand Ambassador English Harbour, assente giustificato a causa delle restrizioni sugli spostamenti della Francia, dove si trova – ha deliziato i presenti, servendo di persona ogni tavolo, senza così creare assembramenti, e raccontando loro le storie più appassionate di paghe in pinte di rhum per i marinai, di origine dei nomi e delle produzioni dei rhum portati per la serata, e persino dei funerali alle casse di rhum organizzati dai marinai a cui fu tolta la quota di rhum a bordo nave.

Due le possibilità per i presenti.

Una scelta tra 3 diversi drink, realizzati dal barman di Da Jaga, Alessandro Giovannini: l’English Arbour Sour (grantina fatta in casa, rhum Antigua 5 anni, succo di lime fresco e sciroppo di zucchero), il Jamaican High Ball (soda al pompelmo Ting, Rhum Wray & Nephew Overproof) e il Jungle Bird (centrifugato d’ananas fatto in casa, succo di lime fresco, rhum Hampden 8 anni e Campari bitter).

O la verticale di Rhum.

English Harbour Rum, distilleria di Antigua, distillato nel 1981

English Harbour Rum, Antigua rum, port cask finish

English Harbour Rum, Antigua rum, sherry cask finish

English Harbour Rum, Antigua rum, Aged 5 years

English Harbour reserve 10 years.

E la chicca del bianco Rhum Wray & Nephew Overproof.

È stato un viaggio intenso, proprio come una salita in verticale.

Dove neppure l’accompagnamento – dolce e salato – è stato lasciato al caso.

Alessandro Giovannini: barman e titolare di Da Jaga

Una serata davvero d’altri tempi, la seconda per il ristorante e Speakeasy, dopo quella di Abuelo con Fabio Bottini di Onesti Spirit, ma non l’ultima, Covid-19 permettendo.

Una serata in cui, se chiudevi gli occhi e ti lasciavi guidare dalla musica jazz in sottofondo e il tintinnio dei bicchieri, avresti potuto pensare di essere tornato agli ’20 – se mai gli avessi vissuti –, al Proibizionismo americano, e di trovarti in uno di quegli Speakeasy, veri e propri bar nascosti nei retrobottega dei negozi più improbabili, nati proprio per fronteggiare il divieto di commercio e consumo di alcol in tutti gli Stati Uniti d’America.

Con pareti blu notte, luce soffusa e una scelta di rhum d’altri tempi. Una serata perfetta per staccare un poco dalla realtà esterna.