Affluenza record nei padiglioni di Expo Fiera di Piacenza per la 9^ edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti. Tre giorni di manifestazione con 22.500 presenze per le 626 aziende agricole partecipanti con i loro banchi degustazione.

Questa importante federazione conta circa 1.300 associati distribuiti per il 70% al nord, il 20% al centro e il 10% al sud, per un totale di 13.000 ettari vitati.

Le vigne sono per il 51% in regime biologico-biodinamico, il restante 49% vive secondo i principi della lotta integrata.

Ben 95 milioni le bottiglie commercializzate per un fatturato totale di 800 milioni di euro di cui 320 milioni di euro il valore dell’export. Il tutto destinato a crescere ancora.

Buona la presenza di aziende del territorio bergamasco e bresciano, quest’ultimo con prevalente presenza franciacortina.

Abbiamo saltato le più note Mosnel, Perle del Garda, Bosio, Cavalleri, Corte Fusia per dedicarci ad aziende a noi meno conosciute.

Vi segnaliamo cinque aziende che abbiamo incontrato e che ci hanno entusiasmato.

Lazzari

La famiglia Lazzari, oltre a seguire i canoni della agricoltura biologica in vigna, limita l’utilizzo di prodotti di origine chimica in cantina, anche l’uso dei solfiti è molto ridotto ma non ancora del tutto eliminato.

L’avvio della tecnica di diradamento, attuata a partire dal 2003, per la produzione del Riserva degli Angeli, ha creato una notevole tensione all’interno della famiglia poiché papà Fausto, il capostipite, non accettava l’idea di cambiare radicalmente al fine di migliorare la qualità, il risultato finale però gli ha fatto cambiare idea.

L’azienda produce sei vini. Tra questi segnaliamo: “Riserva degli Angeli”, vino pluripremiato prodotto con uve marzemino 60%, merlot 20%, sangiovese 10% e cabernet sauvignon 10%.

Il secondo vino che ci ha colpito è “Fausto” (turbiana 85%, chardonnay 15%).

Questo vino è dedicato a papà Fausto, irriducibile bianchista, in quanto non beve nessun altro vino all’infuori di questo.

L’azienda Lazzari Viticultori è di Capriano del Colle

Noventa

A Botticino, sulle colline marnose accanto alle cave di marmo, ci sono i vigneti di questa azienda. Nel terreno si trovano alte percentuali di calcare, carbonato di calcio che insieme alle argille donano sapidità ai vini. Il Botticino doc è un blend di uve italiane dove prevalgono Barbera e sangiovese con piccole percentuali di schiava gentile e marzemino.

Noventa Pierangelo Giacomo, di Botticino

Azienda Agricola Tosca

Siamo a Pontida, sulle colline ad ovest di Bergamo, negli ultimi lembi della Doc Valcalepio, luogo dedito alla viticoltura già nel 1100, grazie ai monaci benedettini del monastero di S. Giacomo. Terreno caratterizzato da presenze di sedimenti rocciosi che donano complessità e mineralità ai vini.

Abbiamo apprezzato dell’ampia gamma il Primorò un rosso igt bergamasca (merlot, franconia) dieci giorni di macerazione, fermentazione e affinamento in acciaio. Dionigi Farina (merlot, cabernet sauvignon) macerazione 15/20 giorni, fermentazione in acciaio e affinamento in acciaio, tonneaux e botte grande di rovere. Della linea Vite Natural Durante abbiamo scelto l’Incrocio Manzoni, Terre del Colleoni Doc, fermentazione e affinamento in acciaio.

Azienda Agricola Tosca, a Pontida

Cantrina

L’azienda prende il nome dal piccolo borgo rurale della Valtènesi, nel comune di Bedizzole, sulle colline moreniche lombarde del Lago di Garda.

L’azienda è a conduzione familiare, in regime biologico. I terreni sono di medio impasto, argillosi, che danno struttura e freschezza ai vini, garantendone una certa longevità.

Abbiamo degustato il Valtenèsi 2016 (groppello), Zerdì (rebo) e Nepomuceno (merlot, marzemino rebo), tutti eccellenti, Il primo dal rapporto qualità /prezzo sorprendente.

Cantrina, a Bedizzole

Castelveder

Proseguendo nel tour, ci siamo fermati ad un banco presidiato da due giovani produttori di Monticelli Brusati. Questa azienda situata sulle colline della Franciacorta produce sei etichette di metodo classico in varie declinazioni. Ci siamo soffermati su tre di queste: il Brut (Chardonnay), il Pas Dosè (Chardonnay) e il Rosè (Pinot Nero) tutti con una bolla non aggressiva dovuta alle lunghe soste sui lieviti, dai sentori di crosta di pane, fiori bianchi e frutta secca per il Brut e il Pas dosè, mentre, per il Rosè: glicine, mela frutti rossi con un retrogusto agrumato.

Castelveder, a Monticelli Brusati

Un ringraziamento particolare agli amici Mario Gelfi e Davide Robbiati di Sommelier Social Club per la compagnia e il supporto.

 

Parole e foto di Domenico Valenzano