L’autunno è quasi alle porte e con lui svaniscono i ricordi delle vacanze appena trascorse. Le temperature iniziano ad abbassarsi, i temporali sono più frequenti e l’uva finalmente è pronta per essere raccolta, inizia la vendemmia.

Vendemmia, parola che suscita negli amanti del vino, che hanno avuto la fortuna di viverla da piccoli, immagini poetiche: uomini curvi che raccolgono gli acini maturi, ceste di legno colme dei frutti delle vigne e tini pieni di uva pronta ad essere pressata con i piedi di donne e bambini. Fotografie di una storia italiana che fa parte del nostro passato, ma che ora non esistono più, per lasciare spazio ad innovazioni con un basso impatto ambientale.

La tecnologia nel mondo della viticoltura ha raggiunto dei livelli molto alti, anche se sono ancora molti i produttori di vino che guardano al futuro senza scordarsi le tradizioni che hanno reso unico il nostro patrimonio ampelografico.

È questo il caso di Argiolas, eccellenza sarda che con le sue 2.500.000 bottiglie prodotte, sviluppa 19 etichette differenti, divise in 5 linee.

La loro storia comincia agli inizi del ‘900 con una cantina familiare a Serdiana, posta alle spalle di Cagliari, nel cuore delle colline di Parteolla. Verso gli anni ’50 la svolta, l’idea di trasformare dei vigneti che producevano quantità, in vigneti in grado di fare anche dell’ottima qualità per rivalutare il vino della Sardegna. Il tutto colma in una collaborazione con il “maestro” Giacomo Tachis, che porterà nell’88 alla nascita del Turriga, avviando così un processo di internazionalizzazione che tutt’oggi regala splendide sinfonie di profumi e sapori che Argiolas racchiude in bottiglia.

L’azienda oggi cerca di utilizzare la tecnologia per ridurre gli spechi energetici: fa uso di pannelli solari sopra le stanze di fermentazione; quest’ultime sono state costruite per avere un sistema di ventilazione naturale che permette di raggiungere le temperature desiderate per la fermentazione del vino.

Per evitare ulteriori sprechi le bottiglie di vetro utilizzate sono più leggere ed in vigna hanno un controllo idrico con sonde interrate a tre livelli di profondità, brevettato in California, per risparmiare il 30% dell’acqua utilizzata per l’irrigazione.

In vigna viene utilizzato un sistema di confusione sulla sessualità degli insetti al fine di evitare i fitofarmaci e vengono introdotti insetti in grado di contrastare i parassiti dell’uva.

Il rispetto dell’ambiente ci porta poi in una barricaia in grado di contenere 2.000 botti circa, interamente costruita in blocchi di calcestruzzo, per salvaguardare umidità e temperatura, con aperture studiate per permettere l’ingresso di luce sufficiente a lavorare senza danneggiare il vino.

Se parliamo dei vini prodotti da Argiolas non possiamo non citare il Vermentino di Sardegna, la cantina fu tra le prime a provare la coltivazione di questa vite anche nel sud dell’isola, il tradizionale Costamolino e l’innovativo Merì entrambi freschi e sapidi con un delicato finale equilibrato sono ideali su antipasti a base di pesce o con formaggi a pasta molle e di media stagionatura.

Is Solinas è l’etichetta del loro Carignano del Sulcis, prodotto molto particolare che arriva da una vigna a piede franco che dista 50 metri dal mare, il suo profumo intenso ed il sapore armonico e caldo accompagnano il tipico maialetto sardo (porceddu) in maniera impeccabile.

L’eccellenza dell’azienda è sicuramento il Turriga, un blend di vitigni sardi miscelati in maniera magistrale: Cannonau, Carignano, Bovale e Malvasia Nera. La sua maturazione dura 24 mesi in barrique di rovere francese e continua in bottiglia per un anno ancora. E’ un vino atto all’invecchiamento ed in continua evoluzione che ha un bouquet di profumi complessi e ricchi, con una grande struttura, persistente ed equilibrato. Abbinamento ideale con selvaggina in umido o pecorino sardo stagionato.

Giacomo Tachis

È doveroso, dopo averlo citato nell’articolo, spendere due parole su uno degli innovatori più importanti della internazionalizzazione del vino italiano.

Fu lui ad introdurre la fermentazione malolattica. Processo attraverso il quale viene trasformato l’aspro acido malico nel più debole e delicato acido lattico. Questo procedimento dona al vino un corpo più ricco e maggior morbidezza ed equilibrio, andando ad esaltare i profumi legati alle spezie ed alle tostature.

Sono suoi anche gran parte dei meriti dell’utilizzo della barriques per le fasi di invecchiamento del vino.

Partecipò direttamente alla creazione dei grandi Super Tuscany: il Sassicaia, il Tignanello ed il Solaia e di altre eccellenze italiane quale il Turriga ed il San Leonardo.

 

Parole e foto di Federico Barbieri Sommelier AIS – Papillon in vigna