A Rovato, piccolo borgo situato tra le splendide colline della Franciacorta e rinomato per il Castello Quistini antica dimora del 1500, a due passi dal centro storico, ha aperto Al Malò, un nuovo concept di ristorazione che unisce cucina e miscelazione di qualità.

Si tratta di un progetto ideato due anni fa e che il 31 gennaio si è mostrato al pubblico con l’apertura del locale.

In un unico stabile, storico palazzo vantiniano di Piazza Cavour, in centro a Rovato, un ristorante e un lounge bar, due realtà, ognuna con una propria identità, e collegate da una scala interna… Al pian terreno, lo spazio dedicato all’arte della miscelazione; al secondo piano la cucina.

Al Malò è la storia di tre soci originari di Brescia: Mauro Zacchetti, lo chef con rinomate esperienze al fianco di grandi nomi della ristorazione come Gualtiero Marchesi, Andrea Berton, Philippe Léveillé e Norbert Niederkofler; Lodovico Calabria, affermato barman, e Alberto Bergomi, imprenditore nel campo della ristorazione.

Quando e come nasce questo progetto?
“Al Malò nasce circa due anni fa da un’idea di Alberto che ha coinvolto poi tutti e tre. Al rientro da Honk Kong abbiamo deciso di coinvolgere nel progetto anche un mio caro amico, Mauro, lo chef. L’idea era quella di creare un ambiente moderno dal concept cittadino in un palazzo antico nel cuore di Rovato”.

Il nome Al Malò ha un significato particolare?
“È nato per caso. Durante i lavori di ristrutturazione chiamavano così il locale e al momento di scegliere il nome da dare al nostro locale, ci siamo guardati e abbiamo deciso di tenere Al Malò. Non sono altro che le nostre iniziali: Alberto, Mauro, Lodovico”.

Alberto, Lodovico e Mauro

Quale è la filosofia del vostro locale?
“La nostra intenzione è quella di offrire un servizio che vada dall’aperitivo, passando per la cena, fino all’after dinner. Tutto sempre nel segno della qualità. Un’offerta snella ma focalizzata sul cliente e sull’ingrediente, i due attori principali. Apriremo presto anche per il pranzo. Per quanto riguarda la cucina, vorremmo slegarci da quella che è la tradizione locale, per ricollegarci alla cucina classica, fatta di preparazioni quasi oramai accantonate da molti ristoratori e che. L’aspetto invece del lounge bar quindi legato alla miscelazione, la nostra linea è quella di proporre sia i classici della mixologia proposti con cura che una carta di signature legata alla stagionalità del prodotto”.

Miscelazione e cucina sulla scia del food pairing?
“C’è la possibilità di avere abbinamenti di cocktail ai piatti perché per noi la miscelazione dei cocktail ha la stessa valenza della mescita del vino. Abbiamo professionisti sia in sala come sommelier che al lounge bar con Lodovico quindi per noi la miscelazione non si limita solo al momento dell’aperitivo o al dopo cena ma è parte integrante di tutta la nostra esperienza gastronomica. Ovviamente, ci teniamo a sottolineare che il concetto di food pairing non è un punto su cui andremo a focalizzarci. Il cliente potrà cenare solo pasteggiando con del buon vino e chi sceglierà di fare un aperitivo o un dopo cena sarà libero di scegliere un drink senza dover, per forza, abbinare dei piatti o delle proposte food”.