Domino’s Pizza, la catena americana che negli ultimi anni ha fatto registrare numeri record in tutto il mondo, è sbarcata nuovamente a Bergamo, in via Maj (secondo punto vendita dopo quello di via Broseta), con tutta la carovana di chiacchiere e pubblicità che da sempre l’accompagna. Del resto, non stiamo parlando di una normale pizzeria, ma di un’azienda vera e propria che nel 2017 ha chiuso con un fatturato di 12.2 miliardi di dollari.

Come si costruisce un impero simile? Sembrerà assurdo, ma non necessariamente con una pizza favolosa. Chi ha fondato e dirige Domino’s, infatti, non vuole fare la pizza migliore del mondo, ma la più diffusa. E con un fatturato simile possiamo – o meglio, dobbiamo – dire che c’è riuscito.

La pizza di Domino's
La "hawaiana" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
Le pizze appena consegnate
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "cheeseburger" classica
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "quattro formaggi" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "bbq chicken" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "bbq chicken" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "hawaiana" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "hawaiana" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "meatzza" classica
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "meatzza" classica
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "pacific veggie" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "pacific veggie" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "pacific veggie" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "meatzza" classica
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "hawaiana" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "cheeseburger" classica
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "primavera" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "quattro formaggi" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "meatzza" classica
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "cheeseburger" classica
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "meatzza" classica
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "pacific veggie" alta
Foto di Luca Bassi
La pizza di Domino's
La "hawaiana" alta
Foto di Luca Bassi

Per fare la pizza più diffusa al mondo devi prevedere un processo di standardizzazione assoluta e una politica dei prezzi capace di portarla ovunque, anche nelle povere periferie americane. Non offri i migliori ingredienti in assoluto. Offri semplicemente gli ingredienti che ti facciano fare milioni di pizze, che abbiano un gusto che si avvicini il più possibile al buono (o all’accettabile), ad un prezzo decente.

La mission, a quanto pare, è la stessa anche in Italia. Anche a Bergamo.

Attirati dagli stravaganti gusti americani, noi di BergamoFoodNews abbiamo provato la pizza di Domino’s.

Com’è andata? Vi possiamo anticipare che è stato come fare un giro sulle montagne russe.

Ma procediamo con ordine. La “carta” delle pizze prevede 19 proposte: 8 legend (i più in voga negli States) e 11 tradizionali, per abbracciare abitudini e gusti degli italiani. Scelto il condimento, è possibile decidere con quale dei due impasti verrà preparata la tua pizza: il classico, piatto al centro e piccolo rialzo sul cornicione, oppure il pan pizza, un impasto alto due dita molto più soffice dell’altro.

Per prima cosa ci siamo buttati sulle proposte legend.

– Una bbq chicken con mozzarella, cipolla, salsa bbq e pollo. Dolce, al limite del mangiabile. Consigliata a chi ama la dolcezza della cipolla, in questo caso resa estrema dalla salsa bbq che sostituisce la salsa al pomodoro.

La “bbq chicken” alta

– Una meatzza con salsa Domino’s (una salsa al pomodoro zuccherata all’inverosimile), mozzarella, salame piccante, prosciutto cotto, wurstel, hamburger e salsiccia. Troppa, troppa roba. Una proposta che rispecchia l’eccesso tipico degli statunitensi convinti che sulla pizza ci si possa mettere di tutto. E poi: l’hamburger sulla pizza non c’azzecca per niente, per dirlo alla napoletana. Consigliata – appunto – agli amanti dell’eccesso.

La “meatzza” classica

– Una cheeseburger con salsa Domino’s, mozzarella, chedder, bacon, cipolla, hamburger, salsa burger. Are you kidding me? Un vero e proprio cheeseburger piazzato in tutto e per tutto su una pizza. Si fa persino fatica a dare un giudizio a questa proposta, tanti sono i sapori che si incontrano (o per meglio dire, scontrano). Consigliata a chi vuole fare un’esperienza insolita, una sorta di bungee jumping culinario.

La “cheeseburger” classica

– Una pacific veggie con salsa Domino’s, mozzarella, scamorza affumicata, olive, funghi, gorgonzola, cipolla, peperoni, origano e rucola (in cottura). Forse la più buona tra le proposte legend, anche se pure qui ci troviamo di fronte a qualcosa di veramente eccessivo: il troppo stroppia, si dice. Consigliata a chi in pizzeria, liste alla mano, salta a piè pari le pagine delle “tradizionali” per tuffarsi subito nelle “speciali”, quelle che hanno almeno sei ingredienti.

La “pacific veggie” lata

– Una hawaiana con pomodoro, mozzarella, prosciutto cotto e ananas. Avete letto bene: prosciutto cotto e ananas. Un azzardo che solo gli statunitensi potevano fare. Per un italiano amante della pizza italiana è veramente troppo, quasi una bestemmia. Consigliata a chi non ha paura di sperimentare, scoprire, rischiare.

La “hawaiana” alta

Abbiamo assaggiato anche qualcosa di tradizionale per farci un’idea di tutta la proposta-pizza di Domino’s, che ha anche gusti che rispecchiano appieno quello che per un italiano può definirsi un normale ingrediente da pizza.

– Una quattro formaggi con pomodoro, mozzarella, gorgonzola, scamorza affumicata e Grana Padano DOP. Nulla da dire: una pizza golosa che si è fatta mangiare.

La “quattro formaggi” alta

– Una primavera con pomodoro, mozzarella, prosciutto crudo, Grana Padano DOP e rucola (a crudo). Buona, preparata come un italiano vorrebbe.

La “primavera” alta

Queste ultime due tradizionali le abbiamo ordinate entrambe con l’impasto pan pizza, che a noi ha piacevolmente impressionato: morbido e non gommoso, facilmente masticabile, cotto bene senza parti umide e senza particolari bruciature. Senza infamia e senza lode gli ingredienti utilizzati per il condimento, ad accezione del pomodoro che è parso eccessivamente dolce, probabilmente zuccherato durante la preparazione per azzerarne l’acidità.

In conclusione. La pizza alta merita senza dubbio un assaggio e può rappresentare una valida alternativa per chi, ogni tanto, ha voglia di qualcosa di diverso dalla solita pizza sottile e con la crosta croccante, o dalla solita napoletana con il cornicione morbido.

Quella classica, invece, non ci ha particolarmente entusiasmato. Assomiglia troppo alla tradizionale italiana e, al tempo stesso, non si può permettere di sostituirla.

L’impasto risulta troppo unto

Non entusiasmante la pizza classica

Gli impasti – entrambi – sono parecchio unti e presentano una lievitazione non proprio ottima, ma non sono pesanti e anche a distanza di 12 ore non fanno venire sete e non ripropongono il sapore.

Pollice in alto per la spedizione: il punto vendita di via Maj (così come quello di via Broseta) promette tempi record per la consegna e li rispetta, permettendoti inoltre di seguire passo passo preparazione e tragitto della tua pizza grazie al “tracker” presente sia sul sito internet che sulla app.